Documento  in merito alla riorganizzazione dell'offerta socio sanitaria dell'asl milano 2

il lavoro fatto dalla commissione incaricata .Il documento esprime la sintesi delle valutazioni fatte dopo aver discusso e incontrato le direzioni generali, i sindacati, le associazioni e i tanti portatori d'interesse. E' un'opera di ricomposizione, dato il contesto, perseguibile. Ottima la scelta di considerare i due presidi come un ospedale unico. Dopo la discussione, in consiglio regionale , sui punti nascita e la presa di posizione forte dell'assessore Mantovani non mi pare che ci siano le condizioni per ulteriori mediazioni.
Un mio personale ringraziamento  per il lavoro svolto al Vicepresidente
Andrea Checchi e ai sindaci Vincenzo Rocco,Riccardo Benvegnu e Alberto Fulgione.


Sindaco Carugate Presidente Sindaci ASL MI 2
Umberto Gravina

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PER IL RILANCIO della rete di ospedali DELL'ADDA-MARTESANA

Un incontro con assessore, consiglieri, sindaci, direttori di Asl e di A.O per discutere del destino dei presidi sociosanitari dell'area.
Un accordo sul ridisegno e il rilancio dei presidi sociosanitari dell'area Adda Martesana. Questo l'esito dell'incontro, più volte sollecitato da sindaci e consiglieri regionali del Pd, tenutosi martedì 28 ottobre tra l'assessore regionale Mantovani, i sindaci di Cernusco sul Naviglio, Eugenio Comincini, di Melzo, Antonio Bruschi, di Vaprio D'Adda, Andrea Beretta, il presidente dell'assemblea dei sindaci, Umberto Gravina, gli altri componenti del Consiglio della rappresentanza, i rappresentanti dell'Asl Milano 2 e dell'Azienda ospedaliera di Melegnano, la vicepresidente del Consiglio regionale, Sara Valmaggi e i consiglieri del Pd Carlo 
Borghetti e Fabio Pizzul. Al centro dell'incontro la scelta della Giunta di accorpare il punto nascita di Cernusco sul Naviglio a quello di Melzo e di non finanziare ancora la realizzazione di un presidio ospedaliero territoriale (Pot) a Vaprio D'Adda.
"L'incontro- affermano Valmaggi e 
Borghetti - ha avuto un esito positivo. I sindaci hanno saputo andare oltre la semplice difesa del proprio campanile ed evidenziare il problema storico dell'area, quello di non aver dato a ogni presidio ospedaliero una propria vocazione specifica, il che ha comportato ad ogni cambiamento organizzativo il rischio di depauperamento delle singole strutture. Il territorio, inoltre, ha vissuto molte vicissitudini nei continui cambi di direzione di Asl e aziende ospedaliere". 
"Sia i sindaci - continuano i consiglieri PD - sia i direttori di Asl e ospedali, nel prossimo mese, dovranno formulare una proposta comune, diretta a delineare il destino non solo delle strutture di Cernusco sul Naviglio, Melzo e Vaprio D'Adda, ma anche di Gorgonzola, della riabilitazione di Cassano D'Adda e dei numerosi poliambulatori territoriali dell'Adda Martesana, oltre che degli altri comuni, Paullo, Pieve Emanuele e San Donato Milanese". 
"Nell'incontro - concludono - ci si è accordati nel considerare sospesa la delibera di Giunta di accorpamento dei due punti nascita. Qualunque sarà la scelta relativa al punto nascita dell'area Adda Martesana, è necessario che il presidio che se ne farà carico sia sostenuto e potenziato in modo da poter contare su un adeguato numero di addetti e garantire i servizi, come per esempio l'anestesia epidurale. Se ci sarà un unico presidio pubblico dovrà essere messo nelle condizioni di praticare un numero ben maggiore di 500 parti l'anno, come richiesto dai protocolli di sicurezza ed è necessario dare un futuro chiaro e certo all'offerta sociosanitaria pubblica". 

Sanità, il PD ha depositato in Consiglio il progetto di riforma del sistema socio-sanitario lombardo

Il gruppo regionale del Partito Democratico ha depositato il proprio progetto di legge di riforma della sanità lombarda. Il testo è la prima proposta di riforma del sistema depositata in Consiglio regionale dal 1997 e precede quello che la Giunta regionale dovrebbe depositare nei prossimi mesi e che al momento è ancora nella fase preliminare, delle linee guida. Il testo è stato firmato da Enrico Brambilla, capogruppo democratico, da Carlo Borghetti e Sara Valmaggi e dai colleghi di Pd e Patto Civico.

Idea fondante della riforma sanitaria del Pd è quella di abolire la separazione tra sistema sanitario e sociale per creare una sinergia virtuosa tra la rete sanitaria regionale e i servizi territoriali di assistenza e cura. L’attuale frammentazione del sistema infatti non garantisce la continuità di cura (i pazienti dimessi dagli ospedali dopo la fase acuta della malattia spesso non hanno punti di riferimento certi) e non consente l’integrazione fra le diverse tipologie di assistenza. Con il nuovo sistema socio sanitario il paziente avrà invece un unico punto di accesso a cure e servizi assistenziali.

Nel progetto di legge del Pd ad essere integrati sono dunque il piano socio-sanitario regionale, i piani socio-anitari territoriali e piani sociali di zona dei Comuni. Il sistema sanitario regionale (SSR) diventa dunque Sistema Socio-Sanitario Regionale (SSSR) e fa capo ad un unico assessorato che include sanità e welfare. La nuova struttura ha un unico bilancio, un’unica direzione con un evidente risparmio di risorse. Nelle scorse settimane l’unificazione in un’unica struttura dei due assessorati, alla Salute e alla Famiglia, è entrata a far parte anche dell’agenda di Maroni, sostanzialmente però respinta dalle forze della sua maggioranza.

Il nostro progetto di legge prevede che a supporto dell’intero sistema operino tre agenzie, a garanzia di uniformità e adeguatezza di intervento su tutto il territorio regionale:

1  l’agenzia regionale per la programmazione, l’accreditamento, l’acquisto e il controllo delle prestazioni che programma e regola i servizi accreditati, acquista le prestazioni sanitarie e controlla le procedure amministrative (funzioni ad oggi svolte dalle Asl spesso in modo non uniforme).

2  L’agenzia regionale per l’innovazione, la ricerca e il governo clinico che svolge i controlli sull’appropriatezza e qualità delle prestazioni cliniche (svolti oggi in modo puramente formale) e fa da centro propulsore della ricerca e dell’innovazione.

3 – Rimane attivo come agenzia l’attuale ente regionale per l’emergenza e l’urgenza (Areu), che gestisce il 118 (oggi azienda).

Le Asl sono trasformate in Asst (Aziende socio-sanitarie territoriali). A loro va la gestione diretta degli Ospedali di Riferimento, di Territorio e dei Presidi di Comunità. Fanno capo alle Asst le cure primarie, intermedie, le prestazioni specialistiche territoriali e la prevenzione. Esse garantiscono un alto livello di raccordo con i comuni.

Il sistema ospedaliero lombardo si articola in:

centri ad elevata intensità e complessità, sia pubblici che privati, gestiti dalle aziende ospedaliere, con un bacino di utenza di massimo un milione di abitanti. Hanno un dipartimento di emergenza ad alta specialità (Eas) e sono attrezzati per gli interventi con la più alta intensità di cura.

rete della ricerca e della formazione che comprende gli Ircss ( istituti di ricerca) sia pubblici che privati, le università, gli enti e le istituzioni di ricerca. Alle strutture che si occupano di cura, ricerca e didattica sono destinate maggiorazioni tariffarie per le prestazioni di ricovero come riconoscimento per le attività di ricerca.

rete ospedaliera che si articola in ospedali di riferimento, ospedali di territorio e presidi di comunità:

Gli Ospedali di Riferimento sono presidi ad alta intensità di cura con un bacino di utenza ampio (corrispondente in genere a un livello territoriale provinciale), un DEA per l’emergenza urgenza e numerose specialità.

Gli Ospedali di Territorio sono presidi a media intensità di cura, con un medio basso bacino di utenza, con Pronto soccorso e solo alcune specialità.

Presidi di Comunità sono strutture a bassa intensità di cura, diffuse su tutto il territorio. Erogano prestazioni sia in regime di ricovero (possono offrire posti letto per subacuti e postacuti) che day hospital. Qui si trovano gli ambulatori dei medici di base e dei pediatri, gli ambulatori specialistici e i riabilitativi e gli infermieri di famiglia e di comunità associati.

E’ inoltre abolita la Legge Daccò, all’origine di molti dei recenti scandali della sanità lombarda.

Le dichiarazioni

“Maroni ha riconosciuto ciò che noi diciamo da tempo, ovvero che la sanità lombarda ha molti punti di eccellenza, ma che necessita di una riforma – spiega il capogruppo in Regione Enrico Brambilla –. Noi abbiamo la nostra proposta e diamo il nostro contributo sperando che si possa arrivare a superare i limiti di un sistema troppo costoso per i cittadini – che pagano i ticket più alti d’Italia e spesso devono ricorrere ai privati per visite ed esami per cui dovrebbero attendere troppo a lungo – e troppo condizionato dalle nomine politiche. Nella proposta della Giunta, un libro bianco secondo noi alquanto sbiadito, ci sono evidenti contraddizioni, che lasciano pensare che non ci sarà una correzione di rotta rispetto allo squilibrio in favore degli operatori privati che si nasconde dietro il principio della libertà di scelta del cittadino”.

“Oggi una persona esce dall’ospedale e se ha bisogno di ulteriore assistenza si trova sola – spiega Carlo Borghetti, che è capodelegazione del Pd in commissione sanità – perché nella sanità lombarda le cure ospedaliere sono state separate dall’assistenza socio-sanitaria frammentata sul territorio. Occorre riunirle, identificando un soggetto, che per noi è l’azienda socio-sanitaria territoriale, l’Asst, che fa la regia, di concerto con i comuni”. Borghetti fa un appunto al libro bianco di Maroni, che contiene le linee guida della sua idea di riforma: “Non ci sorprende che la campagna di ascolto online non stia andando bene, crediamo che su questo piano gli sforzi siano del tutto insufficienti perché l’ascolto e la condivisione vanno praticati con serietà e con metodo, non via email, sia con gli operatori che con i cittadini che con i livelli istituzionali, e da questo punto di vista, complice anche la vaghezza del libro bianco, la giunta Maroni non sta facendo quanto necessario”.

“Sull’integrazione tra sanitario, socio-sanitario e sociale il libro bianco è contraddittorio – conclude Borghetti – perché viene enunciata come principio ma non praticata. Infatti vengono mantenuti filoni separati di governance e anziché semplificare si crea una tipologia d’azienda in più”.

“Con la nostra proposta – spiega la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – puntiamo a rafforzare con decisione i controlli, istituendo un’agenzia apposita che ha il compito di compiere le necessarie verifiche anche rispetto ai risultati di salute attesi. Miriamo a istituire un sistema di nomine dei dirigenti che sia davvero basato sul merito e che prescinda dalle appartenenze e dai legami politici. Puntiamo inoltre sulla prevenzione, con l’introduzione finalmente di un piano regionale, coordinato con quello nazionale, per promuovere corretti stili di vita e per aumentare l’investimento al riguardo, che oggi è solo il 5% del bilancio regionale”.

Potete trovare il testo del progetto di legge “Riordino del Sistema Socio-Sanitario Regionale” cliccando al link seguentehttp://wp.me/a1lRdS-lN

 

fonte : <http://www.blogdem.it/sara-valmaggi/2014/07/31/sanita-il-pd-ha-depositato-in-consiglio-il-progetto-di-riforma-del-sistema-socio-sanitario-lombardo/


Territorio e salute

fidanzatini

Giardino pubblico, quartiere Lorenteggio, Milano (foto F. Bottini)

Spesso si giustificano i tagli al sistema sanitario con i vincoli imposti dalle risorse economiche limitate, senza però chiedersi mai (né chi taglia, né chi chiede di non tagliare) cosa diavolo voglia dire sistema sanitario. Recentemente in un breve scambio di battute su Facebook è spuntato il termine “medicalizzazione” che per il caso italiano, ma non solo, riassume un’idea diffusa, accettata, ma del tutto distorta, degli obiettivi del welfare.


UNA PROPOSTA STRATEGICA PER IL GOVERNO DEL SISTEMA WELFARE NELLA

FUTURA CITTA’ METROPOLITANA. LE PROPOSTE DEL PD MARTESANA.

CONVEGNO DEL 15 FEBBRAIO 2014

Il rapporto OASI 2013 del Cergas Bocconi evidenzia come il SSN sta modificando in diverse

direzioni la geografia dei servizi, intervenendo sul mix di ambiti di cura. Continuano a ridursi i

ricoveri ospedalieri (-16,9% nel periodo 2001-2011), molti dei quali trovano oggi risposta in

servizi a ciclo diurno, come il day hospital, il day service o day surgery.. Negli ultimi anni, gli

stessi servizi a ciclo diurno sembrano lasciare spazio a prestazioni ambulatoriali complesse (se

nel 2007 i ricoveri a ciclo diurno rappresentavano il 19% dei ricoveri ordinari, la percentuale è

scesa al 16,7% nel 2011). Questa modifica è, da un lato, frutto dello sviluppo delle tecnologie

cliniche; è, dall’altro, incentivata dai sistemi di classificazione delle prestazioni e dai budget

regionali stringenti per azienda e per singolo ambito di cura (soprattutto per quanto riguarda i

ricoveri). Questo processo riduce la necessità di posti letto ospedalieri per acuti, rendendo

realistici i nuovi standard imposti dal legislatore, che prevedono un’ulteriore riduzione: dai 3,5

PL/1.000 ab. Per acuti registrati nel 2010 già scesi nel 2012 a 3,24, fino al nuovo standard di 3

posti letto. Da ricordare che il SSN ha già tagliato oltre il 30% dei propri PL negli ultimi 15

anni.

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